
Stanco di giorni lasciati cadere
sfogliati dalle mie paure,
non mi oriento nel tuo vuoto
e sbatto contro muri di illusioni,
un male senza pace
nascosto al mondo sotto il trucco,
troppe cose da cancellare
e non voglio ancora cominciare,
non ho tenuto feticci di te
ma nel nido ho nascosto il mio amore,
un sorriso e la tua mano sulla curva
ho confuso col tuo ritorno,
la zavorra che scioglievi per volare
ma tu lo sapevi,
vecchio cartellone di una prima
si scollano pezzi di carta nel gelo,
pende da labbra socchiuse
la parola sospesa che non hai voluto dire.

Notte incurante perdura
al fioco filtrare del giorno,
ombra incerta e grama
avvolta da un mesto sudario,
stracciata anima di carta
un fotogramma di vento,
marmo freddo il tuo silenzio
grava sul mio petto,
il ricordo cola
dentro e fuori me,
echeggiano nel vuoto
lacrime cadute,
rabbia incoerente
strappa gli occhi,
e mi chiedo dove sei
e mi chiedo cosa fai,
pietrificato in ginocchio
sfigurato e contorto,
grido il mio dolore
senza nemmeno il tuo addio.

Mi parlasti di scatole colorate
di porte da chiudere,
rumore di segnavento
e vetri iridescenti,
mettesti sogni infranti
nel vento tra le dita,
creta informe
di embrioni neuronali,
affidasti vita che non era
carne e sangue in scadenza,
anima fradicia
di lacrime stagnanti,
sussurrasti ore ed ore
parole delicate,
pregna speranza porta
con mani esangui,
riversasti tutto questo
troppo in fretta,
marea incantata da sabbia
che bianca non era,
in me precipitò schiumando
esondando ebbrezza,
placando arsura di potere
bruciando troppo in fretta,
dipingo ora la mia faccia
con la cenere che resta.

Si infila ogni notte
la chiave nel mio petto,
vibra il cuore
stupido stupito,
ad ogni giro muoio
lasciando che sia,
ho deciso anche per te
l'arrogato destino,
blu astro di cielo
bluastro di gelo,
non sento le tue mani
seguire il mio percorso,
bloccata statua di sale
amara del mio male,
attonito muovo incerto
seguito dal tormento,
facile preda tremante
di un'artica notte nera,
rosso cupo strappo violento
senza alcun rimorso,
nella tua mano consegno
che l'ultimo battito sia sereno.

Quadri appesi
i miei pensieri,
riflessi confusi
si perdono nel ricordo,
passi silenziosi e lenti
scorrono il tempo,
lucide pupille dilatate
rivivono nel buio,
sciabolate di luce cruente
fendono labili sinapsi,
scivola su macchie di passato
instabile verticale obliqua,
ritorna nel vuoto lasciato
indossa la consunta cornice,
inchiodato a quel muro odiato
stanotte cerca la sua pace,
altri occhi domani
passeranno oltre,
senza capire
quell'uomo con il volto tra le mani.

La vergine è morta
nessuna preghiera,
bruciano in faccia grumi di sale
più del sangue più del male,
pietre cadute hanno infranto
del bimbo innocente il pianto,
represse urla strozzate
riempiono notti crollate,
geme all'urto della pala
contorto il ferro tenace,
tenebre mute e compatte
anelano a risposte non date,
tremanti ricordi marchiati
sulla fredda pelle nuda,
seni spremuti di rabbia
nutrono ingorde speranze,
urla vendetta ciò che non è mio
né mare né terra né Dio.

Ti sento dentro in ogni anelito,
mi sfuggi ogni volta che ti cerco,
nei miei pensieri sei sempre li,
riempi le mie giornate capricciosa come sei,
ti amo quando sei buia e torbida,
e quando mi accechi di luce,
tremo all'idea di perderti,
eppur ti disdegno altezzoso,
mi hai dato grandi dolori e non è ancor finita,
gioie grandi a piccoli morsi,
mi fai urlare di rabbia e picchio i pugni,
ti odio quando non mi dai ciò che voglio,
e me lo prendo lo stesso ad ogni costo,
conti che pago con cambiali a perdere,
e ti sfido sputando per terra,
so che mi ferirai a fondo,
non posso vincere con te lo so e lo sai,
amami come vorrei,
apri le tue gambe e fammi godere di te,
bevimi il cervello,
asciugami le vene,
disintegra le mie ossa,
fammi esplodere,
cammina nei miei giorni con passi assordanti,
e quando lo vorrai vaporizzami,
una sola cosa mi devi promettere,
non far passare giorno senza che io ti senta,
VITA.

Giorni oscurati da drappi pesanti
dal buio protetti e moltiplicati,
perdono senso in questo non tempo
che i pensieri non riescono a scandire,
mente inaridita più del cuore
arranca stremata verso il miraggio,
tremolante e sfuocato amore
è solo e sempre sabbia che ho in bocca,
chiedo aiuto alla mia solitudine
fedele compagna dei miei respiri,
graffio e lacero palpebre chiuse
non esce luce dalla mia cecità,
riconosco al tatto i ricordi
ne sento gli odori le nari ne son piene,
sacrifico i miei sensi con armi da me forgiate
mummificato nel mio castigo,
mille anni son passati da ieri
altri mille saranno domani
sospinti da un'energia irreale.

Quante ombre dagli occhi al cuore
cadono sprazzi d'amore intorno a me,
vite divise da lunghi nastri neri
segnano il confine tra essere e volere,
spengo la radio mentre piango
e poi ancora tu, un viso tra le nuvole,
raggi di sole su cime innevate
cupe montagne incombono sul mio cuore,
mi sento pervaso da istinti nefasti
felicità così breve che non finisci la parola,
fumo un'altra sigaretta per capire
quando il camion si para d'innanzi,
stride la gomma bruciata
sull'istinto vitale,
non ho sentito rumore
non ho sentito dolore,
l'adrenalina mi affoga
mentre di nuovo passa aria tra i mezzi,
vita che vai vita che torni
come se niente fosse,
e sei di nuovo li, in un'altra nuvola
ma ti guardo con occhi diversi.

Attimi...
allungati, come l'ombra del campanile,
timidi, negli occhi di cerbiatta,
profumati, di cielo terso,
imbranati, dei primi rossori,
vuoti, di pensieri,
dilatati, dentro vene emozionate,
accarezzati, di mani tremanti,
appoggiati, guancia a guancia,
respirati, tra i capelli,
infiniti, in baci d'amore,
appassionati , sotto la maglietta,
trepidanti, che batte forte il cuore,
gustati, di nuovi sapori,
rubati, eccitati di farlo,
pieni, di noi,
tranquilli, del sei davvero tu,
ristretti, che ti volevo dire anche,
veloci, che è già l'ora di andare,
felici, del ce ne saranno altri
di attimi.